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- Poesie -

La Sindrome Di Odipuc
Ultimo Atto D'amore (Servo E Padrone)
Il pane e l'acqua
Gli Uomini A Farfalla

» La Sindrome Di Odipuc «
Nelle tasche dei miei pensieri
non trovo più parole d'amore,
le ho perdute per strada,
dissolte con l'incoerenza
col mito delle passioni adolescenti
che avevano serenamente devastato
tutti i miei sogni.

Avverto il disagio delle poesie d'amore,
di certe Silvie, Laure e Beatrici;
degli aforismi telegrafici di San Valentino,
baciati dai "baci perugina"
che incartano
e accendono il cuore...anche senza spina!

Non sopporto più i messaggi d'amore,
quelli dalle rime facili,
guarniti da pallide immagini che commuovono,
ghigliottinati
da antidiluviane sincopi
ed agguerrite apòcopi:
"Ogni tua lagrima
è come rugiada
sui petali di un fior".

Cosi nei secoli dei secoli
i poeti hanno fatto fortuna,
inseguendo amori impossibili
che si struggevano alla luna.

Invece io
vivo da inguaribili decenni
la sindrome di Odipuc:
diavoletto...dal volo sgraziato e contrario,
che mi lancia i suoi anatemi sul collo,
che mi scaglia i suoi dardi scaduti
e non sfreccia una musa
a cui dedicare i miei versi...nobili decaduti.

Ho la crisi delle poesie d'amore,
di quelle che fanno girare la testa
e poi svenire signorine e signore.

Anche Dante
si è reso complice,
riservandomi un posto in prima fila
nel girone dei disamorati,
dei mezzi scrittori squinternati.
"Lasciate ogni speranza o voi ch'entrate".

Non so più scrivere poesie d'amore;
rileggo le mie storie passate,
di strofe e metafore
ne ho scarabocchiate tante;
ma rimangono ricordi
un po' stupidi ed inconcludenti,
simpaticamente ormai profani e distanti.

Vivo da inossidabili decenni
la sindrome di Odipuc:
diavoletto...dal volo arruffato e colpevole,
che sbaglia perennemente mira e bersaglio,
che mi allontana e non mi fa innamorare
e non scocca l'occasione di una musa
a cui potermi nuovamente ispirare.

» Ultimo Atto D'amore (Servo E Padrone) «
Non è per fare pipì
che sono sceso dall'auto,
ma perché l'amore del mio padrone
raggiunge il suo culmine,
e va in vacanza.

Cosa resta
di quel mio essere soprammobile docile,
di quelle sue mani calde
buone anche per sgridare,
sempre pronto a giocare
ed a sedermi
quando vuole lui.

Sono io il servo,
ma non serve più
quell'affetto magico che do;
e sono già un giocattolo rotto,
un peluche da discarica.
Grazie per questo momento
intenso d'asfalto,
per questa mia nuova,
semplice, modesta, ultima casa.

E non ho più
né zampe, né coda;
il fiuto si fa debole,
nella voce che consumerò per difendermi.
Ma in fondo io lo amo ancora?

Non è per fare pipì
che sono sceso dall'auto,
ma perché l'amore del mio padrone
si manifesta in mille modi
quando va in vacanza.

Sono io il servo
ma non servono più quegl' occhi,
quell'abbaiare tenero che ho;
e sono già un fantoccio di pezza
che si compra e poi si disprezza.
Grazie
per questo momento intenso di sole,
per questo mio bere l'asfalto,
per questa mia nuova,
semplice, modesta,
ultima casa.

» Il pane e l'acqua «
(A mia Madre)

...Conosco le ombre degli alberi
che hanno ubbidito all'inverno...
...E nelle mie membra
si stende il profumo di pane
della tua voce,
pietanza per il mio tempo
azzimo della tua assenza.

Sono sensibile al mondo,
a questo buio raffermo e vero,
al germe di tutte le cose
rimaste da dire.

Tu sai le storie degli occhi,
che come stelle si preparano all'imbrunire.

Ti stringo in questo sogno
e sei acqua che risale alle mani,
attesa per la stagione delle piogge
del mio esistere.
Lascerò passare i ricordi
come foci a delta,
incarnati nel mio sangue.

Così ho fame,
ho sete
dei fiori,
che schiudono il tuo silenzio
di foglie secche e brina.

» Gli Uomini A Farfalla «
Li vedi in questi corridoi,
mentre rilasciano sorrisi bianchi
che già sembrano antichi;
volti scavati fino all'iride degli occhi.

E' il male che parla,
che ha appetito,
che macera dentro come foglie
e percuote nidi di ruggine
nel suo strenuo letargo.

Sono uomini come farfalle,
volano di parola in parola
...le parole degli altri...
di silenzio in silenzio;
nutrendosi del nettare di fiori di vetro,
che come spranghe di ferro,
rilasciano speranze
di primavere calde e sdentate nel sangue.

Uomini a scomparsa
dietro paraventi di buio,
che non contano più
gli anni, i capelli, le forze che perdono.

Uomini incerti
nell'essere crisalide
o in un riflesso d'ali,
possibilmente guerriere,
per la punica lotta
tra l'eco sordo di un tunnel
ed un centimetro di luce.

Gli uomini a farfalla
li vedi in queste camere
di vita a smarrire,
aggrappati ad una chemioterapia
che ne prosciughi anche l'anima.

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