L'Araba Fenice Dalmine Del Perfetto Bibliotecario Comunale Anno Mille Nelle Piogge d'Ottobre In un Classico Risveglio 1918 sul Fronte Italiano Primo Bacio con Silvia L'Inverno di Piazza Marconi Nel Bazar delle Fiabe Cenere Volando nelle Tenebre |
| » L'araba fenice « |
Un fuoco divampa dai cieli d'Arabia le nubi ora sono solo
Un ricordo per gli atei e i pagani che di vergogna
Hanno coperto la leggenda che ora si dipinge in cielo
Come un maestoso uccello che si libra in volo
E la gente non mi credeva
Quando gli narravo questa dolce storia
E la gente non mi ascoltava
Ero solo uno stolto o poco ci mancava
Ma io dicevo solo verità della rinascita di un sogno
Il momento era scoccato
Non ho mai creduto a maghi e stregoni
A preti che sputano la loro parola
E ora lassù nel cielo puoi vedere
È un fuoco che chiude una battaglia
E ora lassù nel cielo puoi vedere
Che il fuoco di stasera rimanga nella storia
Ma l'Arabia è un luogo incantato
Ci nascondo ricordi e leggende
E nella sera il vento si alza sempre
Quell'alone di mistero e la luna sorge
Ma dove mi condurrà questa sera
Il cammino delle stelle |
| » Dalmine « |
Nel bar si respira aria di vecchio e di chiuso
Sarà per quello che bevono
I vecchi che dicono quello che trovano
Del loro tempo di questo mondo qui
La pensione gli rode forse li ammazza
Tanto li consuma di nostalgia
La fabbrica è vecchia è forse in rovina
Ma è un tesoro di questa società
C'è forse ancora un sorso di grappa
Il fumo che attacca chissà se inquina
Chissà se è a norma chissà se son giusti
I tubi di questa acciaieria
Giorgio racconta di grandi sue sere
Un amore trovato per cento minuti
D'amore intanto la pensa e forse la ama
In una bottiglia di sangria
Christian ti guarda mentre tranquillo
Inneggia al fuhrer che è meglio così
Saran sempre troppi immigrati e troppi barboni
Dimmi perché vengono qui
C'è ancora qualcuno dietro la chiesa
Un prete che parla forse si aspetta
Poca morale niente di nuovo
Se non il sogno di un altro viaggio a Cuba
Poi c'è la barista e il suo essere donna
E il dovere di una crisi di identità
Che tanto è sempre tutta esperienza
Che tanto passa e prima o poi passerà
Ma forse si tocca là troppo si tocca
Poi ci si cade e spesso ci si cadrà
Forse sapevo ma amo godere
Quello che lei chiama parità
Il professore scrive in latino su Dalmine
Com'era tanti anni fa
Poi usa uno scarso dialetto
Per ordinare da bere almeno un po'
Poi tanto si chiude poi tanto si apre
Poi forse si va anche a dormire
Tutti tranquilli ad anime spente
Tutti tranquilli con le loro anime eterne |
| » Del perfetto bibliotecario comunale « |
La segretaria che ora entra con le prove in mano
Faccia seria un po impegnata per il suo capolavoro
La segretaria che ci guarda tutti a chiedere lavoro
Al servizio pubblico che resta, al servizio pubblico che assume
Al servizio pubblico che si prova a entrare
Il direttore che ora è fuori a dir cosa succede
Pergente che lo ascolta per gente che in lui vede
Un uomo tanto saggio, un uomo tanto buono
Un uomo che comunque è un esempio da seguire
Silenzio nella sala per l'inizio ufficiale
Silenzio e poi mezz'ora per la risoluzione
Poi l'attesa per la correzione, l'attesa per sapere
Del perfetto che non sono e che non sarò mai
Ma adesso basta dissi al vecchio il direttore sarà vecchio
Non insinuo ma scommetto quello che penso
Ma adesso basta dissi al vecchio il direttore è sempre vecchio
Io non insinuo ma scommetto che c'è
Il cliente da servire o l'amico da aiutare
La graduatoria da osservare il contratto da allungare
La sicurezza da donare una volontaria da capire
Lontani dal perfetto che mai sarò
Poi alla fine il risultato per quello che sapevo
Del perfetto che non sono e mai saprò arrivare
Perché credo son negato o chissà sfortunato
Di sicuro non sono quel perfetto impiegato
Che cercava quel vecchio o un amico di quel vecchio
Aspettare il mio turno se mai ci sarà
E sarà meglio il silenzio il silenzio di uno sconfitto
Aspettare il mio turno prima del
Cliente da servire l'amico da aiutare
La graduatoria da osservare il contratto da allungare
La sicurezza da donare una volontaria da capire
Lontani dal perfetto che chissà se sarò |
| » Anno mille « |
Fantasmi tra le mura di questa chiesa
Fantasmi che sento gridare la paura
Si aspetterà la notte anno mille
L'alba sarà piena di risposte
Fantasmi dispersi in città sempre più sole
Strade piene di ladri e di briganti
Sentieri soli viaggiando senza meta
Aspettando lo scoccare delle ore
Ma l'attesa scava nel dolore della gente
La paura o si aspetta di morire
Ma se questa fosse la notte
O se si potesse salvare la propria anima
Sarà un po' come morire
Sarà un po' come morire
In queste tenebre aspettando il sole
Tra quelle mura non poter urlare
In queste tenebre aspettando il sole
Nella prima notte dell'anno 1000
Nella prima notte dell'anno 1000
Verrà questa notte ma non mi sorprenderà solo
Non temo ciò che mi potrebbe accadere
Aspetterò quassù lo scorrere del tempo
Lo seguirò gridando parole d'odio
Ma perché dovrei credere perché dovrei lasciare
Divinità che porto nel mio cuore
Ma perché dovrei credere perchè dovrei lasciare
Divinità che non so dimenticare
Aspetterò di morire
Aspetterò di morire
In queste tenebre aspettando il sole
In questa notte senza fine
Restando solo vorrei finire
Guardando il cielo potendo urlare
In queste tenebre aspettano il sole
Nella mia notte che non vuol finire
Restando solo vorrei morire
Nella prima notte di quest'anno mille |
| » Nelle piogge d'Ottobre « |
Cosa cerchi di guardare seduta su una panchina
Umida guardando il canale guardando te
Che agiti la tua penna ma è impersonale
È solo inchiostro è una stupida poesia
Ma credi che basti cadere che basti fermarsi
Nei colori autunnali che senti tuoi
Che dipingi o che vuoi tentare di fermare
Su una tela che poi brucerai
Ma la tua è solo una stupida bugia
Canti e suoni quello che vuoi ricordare
O cadere o finire nelle piogge d'ottobre
Cosa vuoi forse l'amore o forse vuoi capire la luna
Il cerchio si chiude e sta per ricominciare
E le mie parole ti danno un altro finale
Le trovo nelle buie vie di Venezia
Mi segui ed è dolce la tua armonia
Ritrovarsi dopo tutto è anche cercare di capire
Capire le sere capire insieme
Tra l'autunno nelle vie di Venezia
Ma il nostro è un amore eterno
Che vive che aspetta ed è sempre lì
Ad aspettare o finire nelle piogge d'ottobre
Ma le parole forse sono troppo sole
Sono i sogni di un nuovo finale
Tenterai di scrivere e di inventare
Quello che rimane quello che avrai
Ma ti rimangono solo le parole
Come sogni e impressioni di potersi
Lasciare o finire nelle piogge d'ottobre |
| » In un classico risveglio « |
Si alzano in volo le note di questo piano davanti a me
E suono o è solo una prova che tanto c'è un tempo per stare così
La stanza è nuda il sole da colore anche dove non c'è
Le note son sole sono un dolce ritorno o un classico sogno
Che è qui
Che è qui
Ma corron le note l'inchiostro che serve è sempre di colore blu
Ma forse è un inganno una falsa pretesa una falsa illusione che ho
Poter credere cercare di scrivere o cercare di portare via
Con me vorrei portare via qualcosa da qui
Da qui
Da qui
Ma credo alle mani e tanto so
Che forse solo è un attimo che è solo
Ma credo alle mie mani e aspetterò
Finche avrò tempo finche ne cercherò
Che tanto avrò sempre qualche parola da cercare
Che tanto avrò sempre tante parole da lasciare qui
Sarà solo un classico risveglio
Ma forse giochiamo o forse incrociamo lo sguardo che è meglio così
Mi sento un po' meglio mi sembra di sentire il mare tra queste mura qui
O forse è il vento o forse voglio dire vorrei credere
Di andare via vorrei che tu andassi via di qua
Da questa stanza
Mi tieni le mani e tanto sai
Che è solo un attimo che è solo
Mi tieni le mani e aspetterai
Finche avrai tempo finche ne cercherai
Che tanto avrai sempre tante note da cercare
Che tanto avrai sempre troppe cose da lasciare qui
Mi tieni le mani e aspetterai
In questo attimo che è solo
Mi lasci le mani e ricorderai
Finche avrai tempo finche ne cercherai
Che lasci qualcosa sopra questo pianoforte
Tanto suonerò qualcosa su questo pianoforte |
| » 1918 sul fronte italiano « |
Presi a calci il mio nemico per l'onore e per la gloria
Con un ordine preciso qui non passa lo straniero
Aspetto l'ordine che tace aspetto l'ordine preciso
Difendendo la mia terra qui non passa lo straniero
Soldati italiani che corrono veloci
Soldati italiani che corrono gloriosi
Ottobre è un cammino che non si può fermare
Ottobre è l'inferno che sta per scoppiare
Presi a calci l'invasore per l'onore e per la patria
Con un ordine preciso la vittoria della guerra
Aspetto l'ordine e il comando aspetto l'ordine preciso
Il primo sparo il primo avviso qui non passa lo straniero
Dal Brenta all'Adriatico ricordo il fuoco
Dal Brenta all'Adriatico ricordo il frastuono
Sul Piave ora pronti a sfondare
Sul Piave ora pronti a passare
Presi a calci l'invasore che calpestava la mia terra
Con un ordine preciso vincere la guerra
Per l'Italia e per l'onore per la gente che ci aspetta
Nelle terre ormai redente ora sventola la vittoria
Soldati italiani nelle terre liberate
Soldati italiani nei giorni di Novembre
Genti fiere del nuovo popolo italiano
T'accolgono come n fratello soldato italiano
Presi a calci il mio nemico per l'onore e per la gloria
Con un ordine preciso qui non passa lo straniero
Per l'Italia e per l'onore nelle terre liberate
Sul Piave si è certi lo straniero non è passato |
| » Primo bacio con Silvia « |
E' tra quell'immenso rumore d'acqua che posso immaginare specchiarsi
Gli occhi dell'angelo che vedo in te
Nel tuo muoverti nella tua grazia nel giorno di festa
Sentirsi parte o almeno credo parte di te
La quiete avvolta nel tempo la quiete del nostro tempo
Mi mancano i treni i rumori gli addii
Tra due mani che si afferrano due sorrisi si incontrano
I silenzi interrompono che per un attimo annunciano, ti spiegano
Chiudesti piano la porta e mi prendesti per mano
Portandomi con te
Chiudesti piano la porta e mi tenesti vicino
Tenendomi con te
Ma è già ora di uscire è già ora di andare
Mi mancano i suoni i rumori la gente che va
Poi le nostri mani si afferrano i nostri sorrisi si incontrano
I silenzi si spiegano e si chiudono si disperdono. si disperdono
Nei giorni d'estate che parlan di noi
In questi giorni d'estate che parlan di noi |
| » L'inverno di Piazza Marconi « |
Gocce di limone sopra ferite solo fonde forse infinite
O lasciate cadere in una facile fine in un facile sbaglio da dover nutrire
Vino in cartone per qualcosa da lavare colora i ricordi colora i macelli
Colora la fine di quei giorni colora l'inizio di nuovi sogni
Seduto su una panchina
Non voglio stare solo qui (3v) qui (2v)
C'è buio intorno nessuno si è perso scorre lenta la lama sul mio collo
Per poco o per niente la fine del mondo la fine di tutto ancora ricordo
Ancora ripenso Riccardo sta zitto si dice si grida nessuno che ascolta
Divise assenti parole di vento parole di sempre non servono a niente
Pensando da una panchina
Non voglio stare solo qui (3v) qui (2v)
Ma è inverno e ti passa è inverno e si trema fa freddo di sera la sera ti ammazza
La gente che passa che guarda che aspetta che ripete e crede e che forse scappa
Pugni e graffi per una coperta ti offrono tutto e forse è una guerra
Ma una guerra perduta una fine ingloriosa tempo buttato una bottiglia vuota
C'è solo odio che cresce
Non voglio stare solo qui (3v) qui (2v) |
| » Nel bazaar delle fiabe « |
Vieni spargiamo rose e versiamo vino nel bicchiere
Affinché stanotte rimanga in te
Con dolci corde suonerò una melodia
Che volerà in questo tempo che non c'è
E sarà una luce intensa quella che vedrai in cielo
E una fiamma che male poi non farà
Ma solo gioia e stupore potrai provare
Ed io ti porterò via con me
Come un'immagine persa nel tempo
Come una musica persa nel vento
Come parole di un'antica poesia
Quelle parole che non si cancellano mai
Vieni vicino alla mia tenda qui con me
Aspetteremo l'alba risvegliare
Il bosco e poi non più vedrai il deserto
Che nemmeno ricorderai
Mentre il mio dolce flauto tesserà per te
Lodi che solo noi potremo ricordare
Non ci saranno barriere per un attimo
Fra noi e il cielo che sembra che ci voglia in sé
Come una notte persa che fa male
Quando finisce quando non c'è più
Come un sogno che vola via
Come un ricordo che a nessuno puoi raccontare
come una nuvola grigia che scappa via
che ci regala un cielo che non fa parlare
come un sogno che non ti sai spiegare
come quelle cose che non sai se son vere |